Tip-Off

Tip-Off | Giovanni Romano

07.02.2019

È il capitano del Basket Club Città di Cerignola, Giovanni Romano, il primo protagonista della nuova rubrica intitolata “Tip-Off”. Ogni giovedì proporremo un'intervista per conoscere meglio i ragazzi che vestono la casacca gialloblù: curiosità, aneddoti e tanto altro su tutti i componenti del roster allenato da coach Peppe Vozza. 

Cerignolano DOC, classe ’95, è cresciuto nel settore giovanile della Mediterranea Cerignola. Il regista ofantino vanta diverse esperienze e promozioni dalla D alla C con l’Olimpica Cerignola di coach Carano e, successivamente, due promozioni dalla C alla B con San Severo prima e Cerignola (sponda Udas) poi, dove ha recitato sempre una parte da protagonista all’interno del roster.

 

- Ciao Giovanni, vuoi raccontarci come e quando è nata la tua passione per la pallacanestro?

“La passione per la pallacanestro è nata all'età di 4 anni, perché mio fratello maggiore lo praticava. In realtà il mio sogno è sempre stato quello di diventare un calciatore ma, ahimè, non amavo la scuola. Per giocare a calcio dovevo allenarmi all'ora di pranzo e quando tornavo dagli allenamenti non avevo mai voglia di fare i compiti, quindi mia mamma decise che dovevo seguire le orme di mio fratello perché gli allenamenti di pallacanestro si svolgevano in tarda serata e avevo tutto il tempo di fare i compiti”.

 

- Qual è il Palazzetto più bello dove hai giocato?

“Il palazzetto più bello dove io abbia mai giocato è stato di certo a San Severo, molto grande e soprattutto caloroso. Giocare lì è qualcosa di pazzesco, non ti nego che spesso e volentieri ti viene la pelle d’oca. San severo è una piazza storica del basket ed i San Severesi ne sono innamorati. Spero che un giorno anche Cerignola possa innamorarsi a tal punto di questo splendido sport”.

 

- Quest'anno hai scelto di sposare da protagonista la causa del Bk Club. Come è nata questa scelta? Qual è il tuo bilancio di questa prima parte del percorso in gialloblù?

“Ho scelto di sposare la causa del Bk Club Cerignola perché mi sono sentito come un soldato chiamato alle armi. A fine agosto ricevo una chiamata dal DS Guadagni, e mi dice che la Società voleva ripartire da me, non ho esitato un attimo ed ho accettato subito. Il mio compito, adesso, è quello di riportare Cerignola in categorie ben più importanti”.

 

- Secondo te quali sono i punti di forza della squadra?

“Il punto di forza della squadra credo sia la squadra stessa, che è completa in tutti i ruoli. È doveroso complimentarsi con il DS per aver assemblato un roster che potrà fare bene sia quest'anno che l'anno prossimo. In più abbiamo due garanzie come Donatas Jonikas e Darius Gvezdauskas, un lusso per questa categoria”.

 

- Ti aspettavi un girone così equilibrato alla vigilia?

“Sinceramente no, mi aspettavo fosse un campionato meno equilibrato, invece ci sta insegnando che nulla è facile nella vita e niente si dà per scontato. Bisogna lavorare duro ma ora credo che abbiamo imbeccato la giusta quadratura e dobbiamo andare avanti per questa strada. Il nostro obiettivo è portare a casa tutte le partite”.

 

- Oltre alla pallacanestro, segui altri sport?

“Sono un amante del calcio, mi piace tantissimo. Infatti l'estate ci gioco sempre. Sono un fan della Juventus e seguo anche l'Audace Cerignola. Sperando che entrambe quest'anno mi regalino delle gioie (Champions League e Lega Pro)”.

 

- Perché hai scelto proprio il numero 17?

“Prendo ogni volta il 17 perché lo indossava mio fratello e voglio mantenere la tradizione di famiglia. Il significato di questo numero è che tutti pensano che porti sfiga, mentre per noi è l'esatto opposto”.

 

- Hai qualche episodio/aneddoto particolare da raccontare legato alla tua carriera?

“Il primo che mi sta venendo in mente è l'anno in DNC a San Severo. Non vedevo l'ora di iniziare, avevo appena 18 anni ed ero pronto e carico ad affrontare il mio primo campionato nazionale. Era anche la mia prima esperienza fuori casa. Dopo appena due allenamenti, dentro di me pensavo di essermi allenato bene, ma alla fine di un allenamento il mio Coach mi chiamò da parte e mi riferì che per poter giocare almeno un minuto in campionato avevo bisogno di allenarmi in solitaria con il vice allenatore per un mese, perché non ero, secondo lui, all’altezza e che il basket era un'altra cosa.In quel preciso istante mi crollò il mondo addosso, parecchi miei compagni della mia età andarono via ma io mi rimboccai le maniche e quell'anno riuscii a togliermi parecchie soddisfazioni vincendo il campionato”.

 

- In conclusione, cosa ti aspetti dal finale di stagione?

“Spero tanto di poter tagliare la retina a fine stagione, perché tutti quanti sappiamo che dobbiamo vincere questo campionato. Abbiamo tutte le carte in regola per poterlo fare, ma sta a noi dare quel tocco in più per rendere questo sogno una solida realtà”.

 

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