Tip-Off

Tip-Off | Stefano Potì

28.02.2019

Quarto appuntamento con la rubrica "Tip-Off" che quest'oggi vede come protagonista l'esterno Stefano Potì. Nativo di Nardò, classe '91 per 192cm, proviene dalla compagine toscana dell'U.S Empolese con cui ha disputato il campionato di Serie B, conquistando la nona posizione nel girone A. Nelle ultime stagioni, inoltre, ha sempre preso parte al campionato cadetto, vestendo le maglie di Cus Jonico Taranto, Basket Rimini Crabs e Virtus Cassino. L'esterno salentino, nell'ultima stagione trascorsa in B, ha viaggiato con una media di 8.3 punti per partita. 

 

Come è nata la tua passione per la pallacanestro?
"Tutto merito di mia madre, perché era una giocatrice di pallacanestro. Quando era incinta di me, e ancora non lo sapeva, andò a fare dei tornei estivi e successivamente scoprì di aspettare un bambino. Non avevo quindi altre chances che diventare un giocatore di pallacanestro".

 

Qual è la partita che ricordi con più emozione?
"Ce ne sono diverse. Ricordo una gara delle giovanili, durante le finali nazionali, eravamo in semifinale contro la Mens Sana Siena e fu una partita dove noi eravamo sfavoriti e perdemmo, ma comunque arrivammo in semifinale per lo scudetto, quindi fu sicuramente una partita importante. A livello senior ricordo l’esordio in serie B a 17 anni. Entrai solo per pochi secondi alla fine della partita, ma è un'emozione che porto sempre dentro di me".

 

Oltre al basket segui altri sport? Sei tifoso di qualche squadra in particolare?
"No, seguo il calcio ma giusto per passare il tempo se non ho nulla da fare. Ho simpatizzato per l’Inter quando ha vinto il triplete, ma fondamentalmente non seguo molto il calcio e le sue vicissitudini".

 

Che cosa consiglieresti a un ragazzino che vuole cominciare a praticare basket?
"Io consiglio a tutti i ragazzini di cominciare a fare sport, in particolare il basket perché comunque ti apre un po’ al mondo. Con le regole che ci sono ti aiuta a capire come muoverti, come comportarsi con le altre persone, il rispetto verso i compagni, verso l’allenatore, verso gli avversari. Quindi consiglio a tutti di praticare lo sport in generale. Se fanno basket ancora meglio".

 

Chi ti ha impressionato di più nel roster attuale?
"Credo che la nostra squadra sia formata da giocatori super sotto tutti i punti di vista, sia caratterialmente che tecnicamente. Ovviamente se guardo i numeri mi viene da dire Darius e Donatas (Gvezdauskas e Jonikas, ndr) che sono i nostri punti di riferimento, ma credo che se loro riescono a fare quello che fanno sia merito anche degli altri compagni di squadra. Quindi senza fare nomi, è tutta la squadra ad avere un grosso potenziale".

 

Hai un tuo rito scaramantico prima di una partita o una colonna sonora ideale per darti la carica?
"Indosso lo stesso sottomaglia e la stessa felpa da quando ho cominciato a giocare a pallacanestro".

 

Il momento più significativo della tua ancora giovane carriera?
"Considerando gli innumerevoli infortuni che ho avuto, sicuramente i momenti più significativi sono stati quelli del rientro e dei primi allenamenti dopo questi, purtroppo, lunghi infortuni. Penso a quelle sensazioni e a quei momenti per capire quanto sia importante per me questo sport".

 

Perchè hai scelto il numero 13 sulla tua maglia?
"Ho sempre giocato con il numero 9, ma quest'anno l'aveva già preso Darius (Gvezdauskas, ndr). Ho scelto il 13 perché è il numero mia madre". 

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